Assemblea Cia Trentino con il ministro Giuliano Poletti #propagandalive

Si è tenuta oggi, sabato 3 febbraio, la VII Assemblea Elettiva della CIA del Trentino, chiamata a rinnovare gli organi dirigenti.

I lavori sono stati aperti da un breve saluto del padrone di casa Luca Rigotti (l’incontro si è svolto presso la Cantina Rotari), un saluto niente affatto banale perchè ha ricordato che il tema della sostenibilità del prodotto agricolo sta diventando cruciale per stare nei mercati globali.

Ha preso poi la parola il presidente Paolo Calovi che ha proposto una riflessione a tutto campo sui problemi del settore e non solo. Ha ricordato che l’agricoltura si è riconquistata una centralità a livello globale ma, ha aggiunto, il comparto è attraversato da grandi trasformazioni.

La rivoluzione digitale è entrata nelle campagne, la ricerca ha aperto nuove strade per ridurre l’utilizzo dei fitosanitari e questi elementi permettono di affrontare in maniera più responsabile e consapevole due eventi: i mutamenti climatici e l’entrata in campo dei consumatori che con i loro comportamenti quotidiani hanno imposto profondi cambiamenti al settore.

Tutto questo obbliga anche le associazioni agricole a modificare il loro agire. Se il mondo cambia, noi non possiamo più rimanere gli stessi, e solo cambiando pelle diventeremo più forti nel rapporto con le istituzioni che fanno ancora fatica a definire un modello per questo nostro comparto.

Ha poi parlato l’onorevole Herbert Dorfmann che ha richiamato l’attività della Commissione agricoltura del Parlamento europeo che già guarda alla prossima PAC.

Il senatore Franco Panizza ha sottolineato che anche a livello nazionale c’è consapevolezza di quanto sia fondamentale l’agricoltura per il nostro Paese.

L’assessore Michele Dallapiccola ha affermato che ha avuto un certo successo il lavoro di lobby fatto anche con le regioni limitrofe per garantire un futuro all’agricoltura di montagna.

Tutti questi temi sono stati ripresi, in una direzione più globale, nell’intervento del ministro Giuliano Poletti che ha voluto sottolineare il grande valore del lavoro che i contadini svolgono quotidianamente per garantire la qualità dei territori e dei prodotti.

Sono inoltre intervenuti: Mauro Fezzi, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, Graziano Molon, direttore Consorzio Vini del Trentino, Mirella Gattari, presidente Cia Marche, Lodovico Actis Perinetto, presidente Cia Piemonte, Mario Tonina, consigliere provinciale, Sergio Menapace, responsabile di Direzione generale della Fondazione Mach, Mara Baldo, componente Giunta CCIAA e presidente uscente Donne in Campo, Chiara March, nuova presidente Donne in Campo, Andrea Recchia e Nicola Del Monte, rispettivamente presidente uscente e nuovo presidente Associazione Giovani Imprenditori Agricoli.

Nel pomeriggio si è svolta la sessione congressuale che ha portato all’approvazione dei documenti assembleari e alla nomina della nuove cariche sociali. I membri della nuova Direzione di CIA Trentino sono:

Albertini Daniele

Baldo Mara

Bezzi Danilo

Calovi Paolo

Cattani Francesco

Corradi Marisa

Fedrigoni Moreno

Gervasi Gabriele

Giuliani Gianni

Ioriatti Tarcisio

Mittestainer Nadia

Pilati Carlo

Ropelato Elvio

Tavonatti Emanuele

Zambotti Cristiano

La relazione del presidente Cia Trentino Paolo Calovi

Buongiorno a tutti, socie, soci ed illustri ospiti.

Siamo giunti alla nostra settima assemblea elettiva, vi ringrazio per la vostra presenza che per me e per chi ha lavorato con me in questo mandato, il consiglio e tutti i collaboratori è il miglior riconoscimento per il lavoro svolto dalla nostra organizzazione. I risultati che abbiamo raggiunto sono opera di un lavoro di squadra trasparente e condiviso.

Abbiamo continuato a fare passi in avanti, forti di uno stile che ha sempre messo la discussione, il confronto serio e la voglia di partecipare al centro della nostra vita associativa e non è cosa scontata, in tempi in cui la discussione si sta spostando dai tavoli dove ci si confronta tra persone, cercando di trovare un giusto equilibrio tra le diverse posizioni, ad un più freddo dibattito su piattaforme informatiche e social network.

Stiamo vivendo un momento di forte tensione economica, politica, sociale. Per quanto riguarda la parte economica si sta registrando una timida ripresa, ma c’è nell’aria una più importante voglia di ripartire da parte delle imprese. La parte politica, che dovrebbe essere il propulsore, vive in uno stato confusionale, accentuato da questa campagna elettorale in parte “carnevalesca” fatta di proposte e promesse inverosimili e di ancor più ovvi populismi. Questo atteggiamento crea nella parte sociale sfiducia, rabbia, disaffezione specialmente da parte dei giovani nella politica e in chi la genera, ma soprattutto nello strumento che lo regola: la democrazia. Ci stiamo dimenticando che con l’astensione al voto sviliamo un diritto ed un dovere conquistato con sangue e fatica da chi ci ha preceduto.

In questo panorama, le complessità gestionali, organizzative ed operative, evidenziano oggi come non mai la fragilità del mondo della rappresentanza agricola che si presenta troppe volte divisa e di conseguenza debole ai tavoli di governo. Noi stiamo lavorando da tempo per migliorare il dialogo fra i vari attori del comparto agricolo. In quest’ottica nel 2015 si è concluso un percorso di ricongiungimento fra Cia e FCT riprendendo così un camino unitario che ci rafforza nella rappresentanza, nella competitività e nella economia di scala a vantaggio dei nostri associati.

Un auspicio è che il continuo interagire con le diverse associazioni, faccia maturare nuove relazioni, riuscendo a dare corpo ad Agrinsieme anche in Trentino, ma non solo. Il nostro territorio è sempre stato terra di sperimentazione ottenendo risultati importanti e a volte anche inattesi. Dopo anni di attacchi all’autonomia del Trentino assistiamo alle richieste autonomiste dell’Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.

Negli ultimi anni abbiamo continuato a sostenere l’importanza dell’agricoltura, del suo ruolo e di quello dei suoi imprenditori, ma anche alla necessità di valutare nuovi orizzonti produttivi, a confrontarci con i consumatori e gli altri soggetti che vivono il territorio. Si parla molto di sostenibilità in questo periodo, tanto che la parola ormai sembra purtroppo inflazionata. Crediamo che tale vocabolo, che ha un importantissimo significato, vada rinforzato con un altro che è responsabilità che non è solo degli agricoltori, ma è di tutti. Un territorio diventa sostenibile se tutti fanno la loro parte nel rispetto delle persone e del bene comune. Ognuno deve accollarsi la propria ed agire di conseguenza: il consumatore nello scegliere, il legislatore nel regolare, gli intermediari nella gestione e gli agricoltori nella produzione, ma non solo: al giorno d’oggi bisogna essere anche bravi amministratori, formati ed informati.

Sono entrati anche pesantemente in campo i consumatori che con le loro scelte quotidiane e le condivisioni attraverso i social condizionano l’intero comparto (basta pensare alla questione dell’olio di palma). Oggi all’agricoltore viene chiesto un prodotto salubre, di altissima qualità, sviluppato in un ambiente incontaminato.

In questi ultimi tempi si è aperto un dibattito sulla stampa, sui media, nei salotti della politica, nell’opinione pubblica e ancora una volta lontano dai veri interessati, sui metodi di coltivazione: integrato e/o biologico. Questi sistemi rispondono a rigidi protocolli e certificazioni. Pur attuando tecniche e filosofie diverse fanno parte di percorsi virtuosi che devono convivere e gli agricoltori lo sanno bene, non si devono scontrare, ma contaminare.

La richiesta in continua crescita di prodotti e trasformati biologici, ci ha colti impreparati. Solo pochi agricoltori ci hanno creduto ed investito, ma ben poco ci hanno creduto le nostre OP e perfino FEM, che ha isolato il dipartimento Bio fuori sede e non ne ha mai potenziato le risorse umane.

Ora guardiamo con favore al progetto sulla sostenibilità e certificazione delle uve e dei vini portati avanti dal consorzio vini del Trentino, dal progetto Trentino Frutticolo Sostenibile di Apot e dalle numerose iniziative di conversione al bio nate un po’ su tutto il territorio.

Negli ultimi anni abbiamo rilanciato un altro concetto: quello della responsabilità. Questa parola è il collante dei convegni che abbiamo organizzato negli ultimi anni: il mondo agricolo, in un comparto che sta mutando velocemente, è disposto a fare la propria parte per trovare le soluzioni migliori ai problemi che si presentano, ma ha bisogno di risposte precise anche dagli altri attori in campo.

I cambiamenti climatici, l’evoluzione delle dinamiche produttive dei mercati e delle abitudini alimentari, hanno fatto emergere, in maniera drammatica, la mancanza di un progetto per il nostro settore. A qualche anno di distanza, e forse grazie anche alle nostre iniziative, qualcosa si è mosso e soprattutto la politica ha preso atto che occorrono interventi profondi, condivisione e discussione di obiettivi. Non possiamo più affidarci solo sugli interventi contributivi, perché le risorse a disposizione sono in costante calo, anche a livello europeo. Per dare risposte, servono progetti seri, condivisi e sostenibili. L’agricoltura ha tempi lunghi e proprio per questo noi dobbiamo essere veloci nel pensare ed agire.

Ne è un esempio il rinnovo varietale in certe aree frutticole del Trentino. Siamo in ritardo rispetto alle richieste del mercato. La sua attuazione è rallentata perché le risorse a disposizione delle aziende sono ridotte a causa della bassa remunerazione dei prodotti. Il costo dei rinnovi è elevato e quindi va sostenuto.

L’agricoltura di montagna ha un ruolo fondamentale nel mantenimento del delicato ecosistema alpino. Mantiene vivo e presidiato il territorio, cura i paesaggi e ne preserva l’esistenza, le tradizioni e le eccellenze produttive: latte, formaggi, vini, frutta, ortaggi, carne e tutti i trasformati che ne derivano. Questi prodotti vanno valorizzati per dare la dignità di un reddito adeguato a chi li produce sostenendo anche il cambio generazionale. Ciò lo possiamo ottenere rendendo il consumatore consapevole e partecipe nei processi produttivi, ruolo determinante nell’educazione alimentare ed ambientale.

Molte volte non viene percepita da chi vive nei palazzi, lontano dai luoghi di lavoro, la specificità e la particolarità delle aziende agricole di montagna che oltre a doversi confrontare con un territorio a volte ostile si trovano di fronte a decreti e leggi che ostacolano ulteriormente le imprese agricole, fino a comprometterne l’esistenza. Un esempio tra tutti è la difficile questione della fauna selvatica con particolare attenzione ai grandi carnivori. In Trentino e non solo, l’agricoltura deve farsi carico anche di questa incombenza. Se questa fauna è ricomparsa è merito di un ambiente favorevole, dell’uomo che ha smesso di cacciare e ne ha aiutato il ripopolamento. Ora però va ripristinato il giusto equilibrio e quegli individui che non hanno paura dell’uomo, si avvicinano ai centri abitati, attaccano le mandrie, vanno gestiti in maniera adeguata.

Un altro pericolo che si corre quando chi governa non vive i problemi del territorio è l’introduzione di norme inattuabili dalle piccole e micro aziende. Mi riferisco alle norme sulla sicurezza che hanno impattato in modo incredibile sulle aziende agricole. Con l’introduzione del decreto legislativo 81/08 le imprese agricole sono state investite di una serie di adempimenti, senza aver adeguatamente svolto studi per valutarne gli effetti, emulando gli adempimenti di altri comparti. Ad onor del vero un percorso di riduzione delle possibili occasioni di infortunio doveva essere fatto, ma probabilmente il percorso non è stato quello corretto. Inoltre le aziende agricole non sono tutte uguali pertanto un adempimento può avere impatti diversi sulle diverse realtà soggette all’obbligo. Sulle nostre montagne abbiamo imprese tendenzialmente piccole rispetto ad altre aree agricole, ma ci sono aziende ancor più ridotte che solitamente occupano le aree più disagiate e difficili da coltivare. Anche queste hanno un’importanza enorme nella salvaguardia del territorio e del suo mantenimento. Se per le piccole imprese l’impatto è stato importante, per le micro-aziende è invece stato devastante. Viste le caratteristiche orografiche e l’organizzazione aziendale del nostro territorio, è l’imprenditore ad avere in capo le attività: o si occupa da solo della totalità delle operazioni oppure sopperisce con la manodopera familiare che aiuta gratuitamente, ma che – negli adempimenti – è equiparata a quella dipendente. Questa è una interpretazione che pesa molto sulle nostre imprese, così come pesa molto il considerare anche la raccolta un’operazione a medio rischio. Se l’attività del titolare può essere considerata tale, considerare i raccoglitori nella stessa fascia di rischio è una forzatura che deve essere risolta. Forse nel valutare gli effetti dell’applicazione della normativa per ridurre i costi causati dagli infortuni, è opportuno considerare anche le peculiarità del territorio e l’impatto sulle aziende. Pec, DVR, visite mediche preventive eccetera, hanno costi elevati e sono sproporzionati alla dimensione aziendale rispetto all’obiettivo che intendono raggiungere.

Con l’introduzione dei voucher sembrava che la tanto sbandierata semplificazione avesse avuto concretezza, ma sono stati resi impraticabili danneggiando gravemente l’agricoltura, il settore che ne ha permesso la nascita e che, nella sua espansione, ne ha contenuto l’uso all’essenziale. In agricoltura abbiamo peculiarità tali che devono essere considerate per lenire il carico burocratico che le sta soffocando in merito alla gestione del personale stagionale che nei nostri territorio è di solito poche giornate all’anno.

A partire dalla sua istituzione, Cia ha cercato di rendere l’applicazione dell’IMIS il meno impattante possibile. Purtroppo le esigenze di bilancio sono troppo forti rispetto alle nostre richieste di soppressione. Dopo un costante e logorante presidio, siamo riusciti ad ottenere la possibilità di chiedere, da ogni singola proprietà, la riclassificazione urbanistica e quindi la cancellazione dell’imposta. Stiamo ancora lavorando per verificare se fosse possibile ridurre le voci urbanistiche che assoggettano la proprietà al pagamento erariale.

Si sta avvicinando il momento di decidere cosa succederà con la PAC 2020. Partiamo dalla consapevolezza che il nostro settore è al centro di una grande rivoluzione tecnologica che vede la massiccia presenza della tecnologia digitale e un forte impulso della ricerca “genome editing”. Quest’ultima sta già prospettando soluzioni molto interessanti e tenderà a rendere il nostro settore meno vincolato all’uso dei fitosanitari. Non dobbiamo però dimenticare che la rivoluzione tecnologica porta con sé insidie per l’agricoltura di montagna. Dove sarà possibile utilizzare al meglio le tecnologie, cioè in pianura, si arriverà ad una produzione di grande qualità e l’agricoltura di montagna rischia di essere marginalizzata: quindi la prima questione che dobbiamo affrontare è come salvaguardare il lavoro dell’uomo nelle regioni alpine.

Abbiamo quindi necessità di fare lobby con gli altri territori di montagna perché nella PAC 2020 si possa avere maggior forza. Le risorse saranno sempre più ridotte e quindi per poter avere qualche possibilità di successo, abbiamo bisogno di creare alleanze.

Per il nostro settore, i cambiamenti hanno carattere planetario. L’agricoltura è nuovamente un comparto strategico e di conseguenza tutto ciò che è indispensabile all’agricoltura diventa prezioso, a partire dalla risorsa idrica per la quale già si combattono battaglie silenziose e che in ogni caso ci riguarda da vicino perché dobbiamo rimparare a far sì che ogni goccia d’acqua sia importante e non possa essere dispersa.

La nostra è un’assemblea di agricoltori e quindi non possiamo non parlare di cooperazione che è determinate per il nostro territorio e per il nostro settore. Le difficoltà di un’agricoltura di montagna fatta di piccole aziende, sono state affrontate nel modo più intelligente possibile, ovvero con l’unità. Per molto tempo abbiamo investito e rinforzato questo modo di lavorare e gestire con grandi risultati. Poi abbiamo avuto un momento di titubanza che ha costretto il sistema a fare una autocritica per riuscire a reinventarsi adeguandosi alle evoluzioni del tempo. Il percorso si è avviato e speriamo dia un nuovo sprono ed una nuova energia a questo ambito. Nel credito il progetto sembra stia dando soddisfazioni importanti perché è riuscito a reinventarsi. Ci auguriamo sia così anche per gli altri settori. Il percorso che stanno facendo Melinda, Trentina e Vip è un auspicio a trovare sempre più collaborazione per avere maggior successo e redditività per i soci aderenti. Auspichiamo che tale percorso abbia successo e coinvolga altre realtà.

Cia crede nella cooperazione e nella sua importanza, così come crede che sia importante riportare al centro i soci, trasmettere a loro un maggior senso di responsabilità, non solo per la produzione, ma anche per la commercializzazione. La cooperativa ha delle caratteristiche tipiche che un’impresa di capitale fa fatica a comprendere e basa la sua forza sui soci. Per questo motivo deve esserci una sempre maggior trasparenza e consapevolezza maturata anche attraverso la formazione continua.

Sentiamo continuamente dire che per migliorare è necessaria la formazione e su questo non potevamo che essere d’accordo. Abbiamo bisogno di ricominciare a formare gli amministratori e gli imprenditori perché possano evolvere e migliorare ancora. Non servono però altri corsi obbligatori decisi in un palazzo. Negli anni duemila è forse più importante ritornare nelle campagne per verificare assieme, consigliare e formare tutti gli attori che sono coinvolti nei processi produttivi. Rinforzare la collaborazione tra assistenza tecnica e produttori è un elemento fondamentale che deve essere attentamente perseguito.

Cia ha festeggiato nel 2017 i suoi primi quarant’anni. Noi abbiamo preferito alle manifestazioni o commemorazioni celebrative, dedicare quelle risorse ad un progetto solidale. Assieme ad altri partner (Aca de vita, Consolida, Proloco e Associazioni di Denno e Comitato Feste Sant’Apollinare) siamo riusciti a finanziare la realizzazione di un fienile ad una azienda danneggiata dal sisma del centro Italia. Si tratta di una azienda giovane, zootecnica, condotta da una donna. È un’azione spontanea e solidale, come da sempre l’agricoltura ha nel suo DNA e che trova pieno significato in una terra difficile come quella della montagna. Una parte dalle risorse per la realizzazione di questa assemblea è stata destinata per acquistare un prodotto di quelle aree, come gesto di attenzione a sostegno della loro economia che sta stentando a partire. Il prodotto vi è stato consegnato all’entrata così da ricordarci che la situazione in quelle zone non è ancora risolta.

Mi avvio a concludere, ma non prima di avere ringraziato Donne In Campo e l’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli ed i loro presidenti Mara Baldo e Andrea Recchia, che hanno terminato il loro incarico in questo ruolo. Da parte mia e del consiglio di Cia un grazie sentito per la vostra disponibilità ed impegno.

Ringrazio anche chi ha lavorato con me alla gestione di Cia, gli amministratori, i sindaci ed i garanti per il loro fondamentale supporto. Un ringraziamento particolare a tutti i collaboratori, cuore della nostra organizzazione.

La raccolta del testimone, nel 2014, non è stata cosa semplice, perché proseguire il percorso che era stato fatto da Cia nel tempo non era banale. Flavio Pezzi, nella sua relazione finale con cui lasciava l’incarico, ci ha consegnato una organizzazione forte e riconosciuta, sana e solida. Al termine di questo mandato posso affermare che l’impegno a mantenerla ed accrescerla è stato notevole. Non so se siamo stati in grado di farlo, ma noi ce l’abbiamo messa tutta. La vostra presenza ci conforta nel credere che forse ci siamo riusciti e che, anche noi, la consegniamo in salute a chi raccoglierà l’onere del suo governo.

La sfida che si dovrà affrontare per continuare a crescere è complessa e sarà sempre più difficile trovare vie d’uscita semplici o facili. Al contrario entriamo in una fase di grande turbolenza e l’apporto e il senso di responsabilità di tutti sarà determinante per uscire vincenti da questa partita.

E probabilmente alla fine di questo percorso nemmeno le associazioni saranno più le stesse e quindi facciamo bene ad immaginare un futuro nel quale dovremo capire come difendere il nostro comparto.

Saranno questi gli esami da superare e questa volta per chi sbaglia, forse, non ci saranno più seconde possibilità.

In questa fase turbolente dove personalismo e individualismo tendono a mettere in disparte il bene comune, la nostra organizzazione non cerca scorciatoie, ma strade condivise e a chi usa il motto degli antichi romani, purtroppo ritornato di moda, divide et impera per imporre la sua posizione e la voglia di emergere, gli agricoltori rispondono con il motto dei tre moschettieri che è anche quello della cooperazione, quella vera intendo, tutti per uno, uno per tutti.

Grazie a tutti per aver avuto la pazienza di ascoltarmi.

Mezzocorona, 3 febbraio 2018

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