Manifestazione precari settore pubblico trentino il 2 giugno durante il Festival dell’Economia

Educatrici di nidi, addetti d’appoggio delle scuole dell’infanzia, cuochi, oss delle case di riposo, dipendenti della Provincia, dei musei e di altri enti strumentali: i precari “pubblici” trentini sono più numerosi di quanto si immagini. Ieri, in via Gilli, la Fp Cgil ha chiamato a raccolta questo variegato mondo di persone con storie di precariato lunghe anche vent’anni, per chiedere di aderire a una nuova e vistosa azione: sfruttando la visibilità del Festival dell’Economia, la Fp Cgil allestirà un presidio in via Manci il 2 giugno.

Sala gremita alla riunione di ieri, durante la quale il segretario generale di Fp Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe e i funzionari Stefano Galvagni e Patrizia Emanuelli hanno tracciato i contorni di una situazione con molte sfaccettature e fattispecie, tutte accomunate dalla necessità di ottenere, dalla politica, una presa di posizione chiara: un impegno ad adattare alle esigenze del Trentino le opportunità della legge Madia che permette la stabilizzazione dei precari.

La difficoltà più grande insita nella legge Madia è data dal fatto che la prima condizione per stabilizzare un precario pubblico è la presenza del posto nel fabbisogno organico. Qui nasce il cortocircuito, lo spiegano i tre sindacalisti: «La politica di riduzione degli organici e di blocco del turnover ha stabilito che per fare le stesse cose bastano meno persone. I fatti dimostrano che, senza i cosiddetti dipendenti fuori organico, gli enti non potrebbero garantire i propri servizi. Questi dipendenti, però, non sono stabilizzabili visto che il loro posto in organico non esiste. Ecco quindi che subentra l’effetto del Job’s act: dopo 3 anni niente più rinnovi di contratti a tempo. Parliamo di centinaia di persone mandate a casa: l’equivalente di diverse aziende. Le dimensioni dell’allarme tendono a sfuggire perché si tratta di personale sparso su decine e decine di enti».

Negli anni, gli effetti aberranti di questa situazione si sono moltiplicati. L’esempio più noto è quello dell’esternalizzare alle cooperative: «Si va a fare lo stesso lavoro per lo stesso ente, ma passando da una cooperativa. Nel migliore dei casi si guadagna la stessa cifra, di solito però lo stipendio cala: ovvio se si introduce un passaggio ulteriore tra due soggetti e con la pretesa di risparmiare. Ma il caso più assurdo è quello di enti che, non potendo più rinnovare i contratti precari a un dipendente, riescono a farlo rientrare nelle sue mansioni facendolo passare attraverso il Progettone. Sempre legato al Progettone, assistiamo a casi di utilizzo di personale chiamato a svolgere funzioni che dovrebbero essere proprie di un dipendente, talvolta senza averne le qualifiche».

Prendendo atto della risposta del presidente alla lettera aperta dei precari dei nidi e con l’auspicio che la giunta provinciale sia disposta a un intervento strutturale importante, la Fp Cgil rinnova dunque il proprio appello: «Serve un accordo, tra la Provincia e i sindacati, che dia alle amministrazioni interpretazioni chiare sul percorso di stabilizzazione. È indispensabile che si stabilisca correttamente il fabbisogno di personale. È fondamentale, per non generare precariato a vita, un piano di assunzioni triennali con procedure concorsuali dedicate».

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Categorie:Live

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