Proposta elezioni europee 2019: un europarlamentare per ogni regione e provincia autonoma #stavoltavoto #ep2019

Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige

Comunicazione nr. del 30.11.2018 ore:15:06

A Roma il Presidente Paccher incontra i Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome italiane Comunicati stampa Consiglio regionale -A pochi mesi dalle elezioni europee, al centro dell’attenzione dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome, la rappresentanza dei territori nel parlamento Europeo. Una riforma che, qualora divenisse legge, potrebbe raddoppiare gli europarlamentari eletti nella nostra Regione
Due rappresentanti eletti, uno per il Trentino e uno per l’Alto Adige/Südtirol, nel parlamento europeo, attraverso la costituzione di due circoscrizioni a collegio unico. Questo l’obiettivo che si potrebbe raggiungere con la proposta di riforma della legge 24 gennaio 1979, n. 18 per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia,che i Presidenti delle Assemblee legislative a Statuto speciale Italiane, tra cui Roberto Paccher, vorrebbero presentare al Parlamento italiano.
Il Presidente del Consiglio regionale del Trentino- Alto Adige/Südtirol, ha infatti partecipato a Roma, a latere della Conferenza plenaria dei Presidenti dei Parlamenti regionali, al Coordinamento delle Speciali, dove è stata esaminata la “Memoria in tema di “Una garanzia di rappresentanza nel Parlamento europeo per i cittadini dei territori ad autonomia speciale”, elaborata dal gruppo di ricerca A.S.A. (Autonomie Speciali Alpine), nel quadro del progetto L.I.A. (Laboratorio di Innovazione istituzionale per l’Autonomia integrale) dell’Università di Trento.
La ricerca, come spiegato nel documento, parte dalla considerazione che le popolazioni residenti nelle Regioni a statuto speciale – “fatta eccezione per la Sicilia, in relazione alla sua dimensione demografica nettamente superiore – sono penalizzate dall’attuale meccanismo elettorale e la loro possibilità di avere voce nell’assemblea parlamentare dell’Unione europea dipende da circostanze altamente aleatorie”. Ad oggi, infatti, la distribuzione degli eletti, vista la particolare normativa vigente, non consente una adeguata rappresentanza alle Regioni a statuto speciale, soprattutto se confrontata con quella degli altri stati europei. “L’Italia è il paese che, con la Francia fino alla riforma del 2018, ha costituito in assoluto gli ambiti di più estesa dimensione: in media una circoscrizione ogni 11,4 milioni di elettori nel primo caso, una ogni 7 milioni e mezzo di elettori nel secondo. In Italia, la circoscrizione Nord-ovest (Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta) raggiunge da sola i 15 milioni di elettori! La distribuzione attuale degli eletti in Italia presenta evidenti paradossi: la Sardegna, ad esempio, è inserita in un collegio unico “delle Isole” insieme alla Sicilia; quest’ultima conta però quasi 5 milioni di abitanti, mentre gli elettori della Sardegna sono 1 milione e 480 mila. I numeri dicono che in questa circoscrizione elettorale sono molto più probabilmente eletti al Parlamento europeo deputati siciliani e in effetti così è avvenuto molto spesso in passato, ad esclusione della legislatura in corso che ha eccezionalmente sancito, dopo venticinque anni, l’elezione di ben 3 deputati europei sardi.”

La tutela dei rappresentanti delle minoranze linguistiche

Ad oggi, come ricorda la memoria, esiste già una norma all’interno della legge elettorale, che prevede la salvaguardia dei rappresentanti delle minoranze linguistiche. In particolare, “quando in una circoscrizione sia costituito un gruppo di liste con le modalità indicate nell’articolo 12, ai fini della assegnazione dei seggi alle singole liste che compongono il gruppo l’ufficio elettorale circoscrizionale provvede a disporre in un’unica graduatoria, secondo le rispettive cifre individuali, i candidati delle liste collegate. Proclama quindi eletti, nei limiti dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, i candidati che hanno ottenuto le cifre individuali più elevate. Qualora nessuno dei candidati della lista di minoranza linguistica collegata sia compreso nella graduatoria dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, l’ultimo posto spetta a quel candidato di minoranza linguistica che abbia ottenuto la maggiore cifra individuale, purché non inferiore a 50.000”.
“Si tratta di un meccanismo – spiegano gli autori della memoria – di cui ha potuto concretamente beneficiare fino ad oggi, nei fatti, soltanto la minoranza di lingua tedesca della Provincia di Bolzano-Südtirol, stante il numero eccessivamente elevato di suffragi individuali richiesti rispetto alla consistenza delle altre due minoranze. Per quanto si tratti di una disposizione positiva in termini di attenzione nei confronti delle minoranze linguistiche, la sua applicazione si è rivelata problematica e già in passato sono state avanzate da parte degli stessi parlamentari altoatesini proposte per un suo superamento mediante l’istituzione di un collegio uninominale”.

Proposta di riforma della legge 24 gennaio 1979, n. 18 per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia

I Presidenti hanno dunque deciso di dare mandato al gruppo di ricerca A.S.A. (Autonomie Speciali Alpine), di elaborare, sulla base della memoria presentata, un testo normativo che possa dare maggiore rappresentatività ai territori, attraverso “il mantenimento dell’attuale sistema di macro-circoscrizioni, accompagnandolo con lo scorporo dei territori coincidenti con le autonomie regionali e provinciali speciali (ad eccezione della Sicilia, che continuerebbe a costituire una macro-circoscrizione anche senza la presenza della Sardegna) per costituire dei collegi uninominali in grado di dare adeguata rappresentanza a comunità e territori fortemente caratterizzati. Anche se ne deriva un rapporto numerico leggermente più favorevole per questi territori rispetto al resto del territorio nazionale, si tratterebbe comunque di una scelta perfettamente in linea con il principio sancito a livello europeo di “rappresentanza degressivamente proporzionale”, applicato in questo caso però alla scala interna italiana. Questa proposta va nella direzione di eliminare l’attuale condizione di disparità e sotto-rappresentanza dei cittadini che risiedono in Regioni ad autonomia speciale, in parte significativa appartenenti a minoranze linguistiche e residenti in territori di frontiera marittima esterna o di frontiera nazionale intracomunitaria, garantendo loro di poter dare un più concreto apporto al processo di integrazione europea”.

In concreto, spiegano gli autori della memoria, la proposta potrebbe portate a :
circoscrizioni macro-regionali
I) Italia nord-occidentale (Piemonte – Liguria – Lombardia);
II) Italia nord-orientale (Veneto – Emilia-Romagna);
III) Italia centrale (Toscana – Umbria – Marche – Lazio);
IV) Italia meridionale (Abruzzo – Molise – Campania – Puglia – Basilicata – Calabria);
V) Sicilia
per un totale di 70 eletti su 43.250.000 elettori, in media un eletto per ogni 617.000 elettori

circoscrizioni a collegio unico
I) Friuli Venezia Giulia (950.000 elettori);
II) Provincia autonoma di Trento (420.000 elettori);
III) Provincia autonoma di Bolzano/Südtirol(400.000 elettori);
IV) Sardegna 1 (province di ….)
V) Sardegna 2 – (province di ….) (in totale: 1.480.000 elettori);
VI) Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste – (100.000 elettori)
per un totale di 6 eletti su 3.350.000 elettori, ossia in media un eletto ogni 558.000 elettori, con uno scarto minimo rispetto al rapporto evidenziato sulla scala delle macro-circoscrizioni complessivamente considerate.

Il testo, una volta elaborato, sarà presentato alla plenaria dei Presidenti e potrà prendere la forma di un disegno di legge-voto, che sarà portata, previo passaggio consiliare, al Parlamento italiano.

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